oop-001 / Baj: communicator device

Con “Baj” abbiamo voluto fare un progetto che dimostrasse praticamente le potenzialità del makerspace; volevamo rendere visibile l’unione dell’informatica, dell’elettronica, del design e della grafica, utilizzando in particolare le nuove stampanti 3D.
All’inizio era solo una piccola idea, ma poi è cresciuta fino a diventare un vero e proprio prodotto, con una sua “personalità”; nella foto sotto c’è Julian visibilmente soddisfatto della prima sequenza luminosa (programmata), generata da Baj.

WP_20150701_15_13_36_Pro
Questo è un prodotto interno dello staff del makerspace, che viene proposto nella pagina >open source projects<, per chi volesse partire da questo stato di sviluppo dell’oggetto, per proseguire con un proprio progetto.

In altre parole, questa così-com’è è solo una bussola (elettronica) che indica i punti cardinali con delle lettere o dei segni, ma potrebbe essere tante altre cose, ad esempio:
– un termometro
– un barometro
– un igrometro
– un rilevatore della temperatura percepita (che unisce temperatura e l’umidità)
– un comunicatore di previsioni del tempo (rilevate da pagine dinamiche su internet)
– un orologio che indica l’ora di quel preciso luogo (rilevando la posizione di Baj)
– una sveglia
– un segnalatore di appuntamenti (collegato alla propria rubrica)
– un segnalatore (luminoso e sonoro e via internet) di gas
– un segnalatore (luminoso e sonoro e via internet) di fumo
– un visore di messaggi (parole, icone o brevi scritte)
– un rilevatore di sismicità
– lampada per cromoterapia personalizzata
– segnalatore luminoso di frequenze acustiche
– rilevatore potenza rete Wi-Fi
– caricabatterie ad induzione
– altoparlante (per ascoltare musica)
– vivavoce per telefono
– strumento musicale
– rilevatore battito cardiaco
– …

In questo spirito “open”, il mitico-Julian mette a disposizione il codice sorgente per l’Arduino (e atre cose), sul repository di GitHub al link:

https://github.com/unibz-makerspace/oop-001-baj/blob/master/LICENSE.txt

Ma procediamo con ordine:
L’idea di partenza era solo quella di costruire un rilevatore di campo magnetico (in pratica una bussola elettronica), chiaramente la forma più logica che ci è venuta in mente è stato il cerchio; poi abbiamo pensato ai led come elementi elettronici più semplici ed economici per segnalare qualcosa.

 

WP_20150701_15_14_19_Pro
In un battibaleno, il mitico-Julian ha recuperato (non si sa da dove), una striscia di led che ha poi avvolto su di cilindro con diametro esterno di 79,58millimetri (da lui stesso calcolato, disegnato e poi realizzato con una stampante 3D), affinché si venissero a creare quattro file orizzontali di led, allineati fra di loro anche verticalmente.
In questa maniera la direzione Nord-Sud poteva essere indicata efficacemente dai led (rossi e bianchi), disposti a 360gradi sul cilindro.

 

I led erano comandati da una comune scheda Arduino (collegata a un piccolo sensore che rileva il campo magnetico) e alimentati da una comune batteria ricaricabile “per telefonini” (PowerBank); il tutto poi, è stato contenuto dal cilindro blu di PLA (il materiale più usato dalle stampanti 3D).

 

   

A quel punto la parte tecnica dell’oggetto era impostata, si trattava di coprire i led quel tanto che bastava per nascondere i fili e le saldature, ma cercando però di far vedere bene la loro luminosità.
Abbiamo quindi provato a fare un tubo con un foglio di carta bianca e dato che il risultato ci è sembrato soddisfacente abbiamo proseguito su quella strada, disegnando con SketchUp un’altro cilindro/campana (più grande di quello blu) e realizzandolo in PLA bianco-semitrasparente con la stampante 3D modello DeltaWASP 20×40 (posizione 07).

 

WP_20150713_17_09_30_Pro

Questo è il disegno eseguito con il programma  SketchUp.


WP_20150713_17_11_03_Pro

Qui il disegno è stato rivisto con il programma Cura che lo ha inserito nel campo di lavoro della macchina; inoltre  sono stati impostati i valori delle variabili (temperature, velocità, riempimenti…), per la realizzazione specifica di questo pezzo, tenendo anche conto delle caratteristiche del materiale di stampa che avevamo scelto.

 

WP_20150713_17_12_25_Pro

Ancora con il programma Cura, abbiamo controllato tutti i piani dell’oggetto rappresentato; per dirla semplicemente, è come se avessimo tagliato completamente a fette un salame, per vedere com’è dentro, riuscendo poi però a ricomporlo interamente.
I primi piani che formano la base sono rappresentati dal disco giallo.

 

WP_20150713_17_13_26_Pro

Nella foto sopra vediamo (in rosso scuro), la sottilissima parete del cilindro (0,7millimetri).
In realtà non è un vero e proprio cilindro, ma ci sono 24 piccole sfaccettature; questo per dare una caratteristica originale e unica all’oggetto e in numero di 24 per simboleggiare le ore della giornata, dato che dovrebbe/potrebbe accompagnarci sempre, magari anche quando dormiamo come sveglia.

 

WP_20150707_14_46_22_Pro   WP_20150707_14_47_04_Pro
Nelle foto sopra, il cilindro/campana bianco viene inserito dall’alto sul cilindro blu dove è avvolta la striscia di led luminosi.

 

WP_20150707_14_49_22_Pro
Julian sta fotografando soddisfatto il prototipo funzionante pensando che sia terminato, e invece …

WP_20150707_14_47_45_Pro

… non sa ancora che non è ancora finito e nuove sfide lo attendono!
Barbara ed io (Angelo), gli proponiamo di “scrivere” con i led luminosi delle lettere e dei numeri, che ruotando sul cilindro formino delle parole (o piccole frasi).

Julian raccoglie la sfida e si mette subito al lavoro; crea un alfabeto completo con una griglia di 4 x 4 led.

WP_20150711_15_50_51_Pro

Ben presto però, ci rendiamo conto che con solo questi 16 punti luminosi le lettere non sono molto riconoscibili e allora disegno (sulla carta) un nuovo alfabeto, sempre alto 4 led ma molto più largo (Julian mi darà la possibilità fino a 16 led di larghezza).

WP_20150711_15_51_15_Pro

Infatti, allargando i caratteri c’è più possibilità di definizione e si riescono a leggere meglio anche quando sono in movimento.

WP_20150711_14_15_10_Pro

Ecco ad esempio la “W” (in movimento), una delle lettere più difficili da rappresentare, colta nel momento che sta passando di fronte all’obbiettivo fotografico.

WP_20150711_14_15_57_Pro

Questo è il risultato con il cilindro/campana in PLA bianco semitrasparente, montato sopra i led; il tutto ci soddisfa e allora facciamo un’ultima cosa …

 

Baj logo6
Come nella miglior tradizione del design italiano, diamo un nome a questo oggetto; propongo il nome Baj, perché è un mome corto, simpatico e richiama un grande artista di nome Enrico Baj.
Barbara e Julian si bevono questa storiella (peraltro vera) e approvano il nome, ma non sapranno mai che Baj è l’acronimo dei nostri nomi (Barbara, Angelo, Julian).
E sempre come nel design italiano il nome è scritto come se fosse di una persona, cioè la prima lettera maiuscola e le altre minuscole.


 

Speriamo che questo pre-progetto, questa proposta, sia di aiuto e stimolo per nuove idee e nuovi prodotti innovativi e sostenibili. E allora…

 

…buon lavoro a tutti!