tte-001 / Prima prova

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Questa è la primissima (e disastrosa prova), appena dopo aver tolto l’imballo alle prime due macchine e averle accese.  Questi tentativi di stampa sono stati effettuati con due stampanti 3D della ditta WASP.

Sì, state vedendo bene, questo è il prodotto della prime prove di stampa: il blu è venuto dalla DeltaWasp 20×40 (la macchina più grande e più costosa), mentre il rosso/arancio è venuto dalla PowerWasp Evo!

In pratica le cose sono andate in questa maniera: innanzitutto c’è da dire che le macchine non avevano un vero e proprio manuale d’istruzioni all’uso e quello che si aveva trovato in rete era frammentato e insufficiente.
Allora abbiamo pensato che bastasse seguire le indicazioni sul display della macchina stessa; purtroppo non è stato così, forse nel collegamento fra l’elettronica e la meccanica c’è una certa inerzia (proprio perché la macchina non è solo un computer ma è fatta di motori, ruote dentate, cinghie…) e quindi probabilmente si sono sovrapposti dei comandi.
Il disastro è avvenuto quando, ad un certo momento, ancor prima della fase vera e propria di stampa, uno dei tre punti di movimentazione dell’estrusore si è trovato inspiegabilmente al disotto dell’estrusore stesso, facendo perdere ogni riferimento di posizione al computer interno, che non riusciva più a gestire i tre bracci e la macchina sembrava come impazzita.

Molto demoralizzati, siamo passati a provare l’altra stampante, la PowerWasp: anche qui praticamente senza manuale ma seguendo le scritture che apparivano sul led, siamo riusciti a far partire la stampante, solo che dopo aver malamente realizzato la base, il piccolo pezzo si è staccato dal piano di lavoro, costringendoci a fermare anche questa macchina.

A testimonianza di questa prima prova ci sono solo le due foto riportate in questa descrizione; in quella sopra si comprende quanto siano piccoli i pezzetti blu e rossi, dai quadretti del foglio di carta che misurano mezzo centimetro.
In quella sotto, la faccia di Angelo cerca di sorridere con la bocca ma gli occhi tradiscono una profonda perplessità.

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Il piccolo pezzettino rosso (qui ancora intero), è il prodotto della stampante nello sfondo della fotografia.
Nei giorni a seguire abbiamo capito il perché il pezzo si era staccato; perché il piano di lavoro non era riscaldato, e quindi si avrebbe dovuto mettere della colla o del nastro biadesivo.

 

COSA ABBIAMO IMPARATO DA QUESTA PROVA: (LESSON LEARNED)
A distanza di alcuni giorni, quando siamo riusciti a stampare i primi pezzi abbiamo capito cosa avevamo imparato da questa prova.
– Impartire i comandi lentamente e in sequenze logiche.
– Valutare a seconda della forma di base dei pezzi se adoperare una macchina con il piano riscaldato.
– Nel caso si disponga solo di una stampante senza piano riscaldato si dovranno prendere le misure opportune con nastro biadesivo o colla, per mantenere fissato il pezzo al piano di lavoro.
– Prestare molta attenzione, perché la stampa 3D è una tecnologia nuova e finora le macchine sono costruite da piccole ditte in maniera abbastanza artigianale, con scarsissime istruzioni d’uso.

 

>Cliccare una o due volte sulle fotografie per ingrandirle: si riusciranno a vedere dettagli molto piccoli!